mercoledì 21 maggio 2014

Poiché le guerre cominciano nelle menti degli uomini,
è nelle menti degli uomini che
si devono costruire le difese della Pace

martedì 21 gennaio 2014

I Dieci Mondi

Ichinen Sanzen: tremila regni in un singolo istante di vita.


In ogni istante la vita sperimenta una delle dieci condizioni, cioè i Dieci Mondi:
Inferno, Avidità, Animalità, Collera, Umanità, Cielo, Apprendimento, Parziale Illuminazione, Bodhisattva e Buddità.

Ognuno dei Dieci Mondi ha in se’ la potenzialità per cambiare in qualsiasi istante in uno degli altri nove, o anche di rimanere lo stesso. I Dieci Mondi si manifestano nell’esistenza attraverso i Dieci Fattori:

aspetto, natura, entità, potere, azione, causa interna, relazione, effetto latente, effetto manifesto e coerenza dal primo all’ultimo.

Inoltre i mondi si manifestano attraverso i Dieci Fattori secondo i tre regni dell’esistenza:
le cinque componenti della vita stessa (forma, percezione, concezione, volizione e coscienza), il regno degli esseri viventi e il regno dell’ambiente.

I tremila regni si ottengono moltiplicando per se stessi i Dieci Mondi, moltiplicando ancora per i Dieci Fattori e moltiplicando infine per i tre regni. Una singola entità di vita si muove coerentemente attraverso questi regni manifestando in ogni momento la sua condizione vitale. Osservare la propria mente (nel senso più generale di vita) e comprendere che ognuno è entità di ichinen sanzen, questo processo di riconoscere la propria natura essenziale è il principio del conseguimento della Buddità. Aver fede nell’oggetto di culto (Gohonzon) di Nam myoho renge kyo è osservare la propria mente; il comune mortale può ottenere la Buddità nella vita presente senza sottoporsi a nessuna trasformazione o a pratiche di austerità.
I desideri terreni conducono all’illuminazione, cioè i desideri mondani dell’individuo, se temprati dalla fede nella vera Legge, divengono la spinta verso l’illuminazione.


I dieci mondi


I dieci mondi e il mutuo possesso dei dieci mondiIl concetto, noto come “i dieci mondi”, rappresenta uno dei modi in cui il Buddismo spiega la vita. Sono i dieci stati o condizioni vitali che si manifestano in tutti gli aspetti dell’esistenza. Ognuno li possiede potenzialmente tutti e dieci, e in ogni momento passiamo dall’uno all’altro. Questo vuol dire che in ogni momento uno dei dieci mondi viene manifestato, mentre gli altri nove rimangono latenti. Partendo dal più basso al più alto, essi sono:

Inferno. È la condizione di sofferenza e disperazione in cui abbiamo la percezione di non essere liberi di agire; è caratterizzata dall’impulso di distruggere noi stessi e tutto ciò che ci circonda.

Avidità. L’avidità è la condizione in cui ci sentiamo dominati da un insaziabile e incontrollabile desiderio di denaro, potere, posizione sociale o di qualunque altra cosa.

Animalità. In questo stato, siamo governati dall’istinto. Non abbiamo freni né la capacità di elaborare pensieri a lunga scadenza. Nel mondo dell’Animalità, si agisce secondo la legge della giungla, per così dire: senza esitare ad approfittare di quelli più deboli di noi e ad adulare quelli più forti.

Collera. In questo stato emerge la consapevolezza dell’io, ma è un io egoista, avido, stravolto, determinato a superare gli altri a tutti i costi e a considerare tutto come una potenziale minaccia per se stesso. In questo stato si tende a dare valore solo a noi stessi e tendiamo a disprezzare gli altri. Siamo fortemente attaccati all’idea della nostra stessa superiorità e non si ammette che qualcuno ci superi in qualcosa.

Umanità (definita anche Tranquillità). È una condizione vitale piatta dalla quale si scivola con facilità negli altri quattro mondi più bassi. Se in genere in questo stato ci comportiamo in modo umano, rimaniamo estremamente vulnerabili alle forti influenze esterne.

Paradiso (o Estasi). Questo è uno stato di gioia intensa derivante ad esempio dalla realizzazione di un desiderio, da una sensazione di benessere fisico, o da una intima soddisfazione. Anche se intensa, la gioia sperimentata in questo stato ha vita breve ed è anche vulnerabile alle influenze esterne.

I sei stati che vanno dall’Inferno al Paradiso sono definiti i sei sentieri o i sei mondi inferiori. Hanno in comune il fatto che la loro comparsa o scomparsa è legata alle circostanze esterne. Prendiamo il caso di un uomo ossessionato dal desiderio di trovare qualcuno che lo ami (Avidità). Quando alla fine incontra davvero questa persona, si sente in estasi e realizzato (Paradiso). Con il passare del tempo, compaiono sulla scena dei rivali e lui è attanagliato dalla gelosia (Collera). Alla fine il suo senso del possesso allontana da lui la persona amata. Distrutto dalla disperazione (Inferno), sente che la vita ha perso ogni valore. In questo caso, per qualche tempo si passa da uno all’altro di questi sei sentieri senza neanche rendersi conto di essere dominati dalle proprie reazioni all’ambiente. Qualunque felicità o soddisfazione ottenuta in questi stati dipende totalmente dalle circostanze ed è quindi effimera e soggetta al mutamento.

In questi sei mondi inferiori, noi basiamo la nostra intera felicità, e quindi la nostra stessa identità, su elementi esterni.
I due stati successivi, Studio e Illuminazione Parziale, emergono quando ci rendiamo conto che tutto ciò che sperimentiamo nei sei sentieri è fugace, e iniziamo a cercare una verità duratura. Questi due stati, più i due successivi, Bodhisattva e Buddità, complessivamente vengono definiti i quattro mondi nobili. A differenza dei sei sentieri, che sono reazioni passive all’ambiente, questi quattro stati più elevati vengono ottenuti attraverso uno sforzo intenzionale.

Studio. In questo stato, cerchiamo la verità attraverso gli insegnamenti o le esperienze degli altri.

Illuminazione Parziale o Realizzazione. Questo stato è simile allo Studio, tranne per il fatto che cerchiamo la verità non attraverso gli insegnamenti di altri, ma attraverso la nostra stessa percezione diretta del mondo.
Studio e Illuminazione Parziale sono chiamati i “due veicoli”. Avendo compreso la fugacità delle cose, le persone in questi stati hanno conquistato un livello di indipendenza e non sono più prigionieri delle proprie reazioni, come invece nei sei sentieri. Spesso, però, tendono a sentirsi superiori alle persone legate ai sei sentieri che non hanno ancora raggiunto questo livello di comprensione. In più, la loro ricerca della verità è principalmente orientata verso se stessi, quindi c’è un grande potenziale di egoismo in questi due stati, e le persone possono raggiungere una soddisfazione con i loro progressi senza scoprire il potenziale più alto della vita umana nel nono e decimo mondo.

Bodhisattva. I Bodhisattva sono coloro che aspirano a ottenere l’illuminazione e nello stesso tempo sono altrettanto determinate a mettere tutti gli altri esseri in grado di fare la stessa cosa. Consapevoli dei legami che ci uniscono a tutti gli altri, in questo stato ci rendiamo conto che qualunque felicità proviamo da soli è incompleta, e ci dedichiamo ad alleviare le sofferenze degli altri. Chi si trova in questo stato trova la maggiore soddisfazione in un comportamento altruistico.
Gli stati dall’Inferno al Bodhisattva sono complessivamente chiamati “i nove mondi”. Questa espressione viene spesso usata in contrapposizione al decimo mondo, lo stato illuminato di Buddità.

Buddità. La Buddità è uno stato dinamico difficile da descrivere. Possiamo parzialmente descriverlo come uno stato di libertà perfetta, in cui siamo illuminati alla verità ultima della vita. È caratterizzato da una compassione infinita e da una saggezza sconfinata. In questo stato, possiamo trasformare armoniosamente ciò che dal punto di vista dei nove mondi appare come una contraddizione insolubile. Un sutra buddista descrive gli attributi della vita del Budda: un vero io, una libertà perfetta dai legami karmici per tutta l’eternità, una vita purificata dall’illusione, e una felicità assoluta. Inoltre, la condizione di Buddità viene fisicamente espresso nella Via del Bodhisattva o azioni di un Bodhisattva.


Cos'è il mutuo possesso dei dieci mondi?
I dieci mondi originariamente erano immaginati come regni fisicamente distinti, in cui gli esseri umani nascevano a seconda del risultato derivante dal karma accumulato. Ad esempio, gli esseri umani nascevano nel mondo dell’Umanità, gli animali nel mondo dell’Animalità e gli dei nel mondo del Paradiso. Nel Buddismo di Nichiren Daishonin, i dieci mondi sono invece considerati condizioni vitali che tutte le persone potenzialmente possono sperimentare. In qualunque momento, uno dei dieci mondi si manifesterà e gli altri nove saranno latenti, ma costante rimane la potenziale possibilità di un cambiamento.

Questo principio viene espresso anche come mutuo possesso dei dieci mondi, secondo cui ognuno dei dieci mondi possiede in sé tutti gli altri. Ad esempio, una persona che si trova nella condizione di Inferno può, un attimo dopo, rimanere all’Inferno oppure manifestare uno qualunque degli altri stati. L’implicazione fondamentale di questo principio è che tutte le persone, in qualunque condizione vitale si trovino, hanno il costante potenziale di manifestare la Buddità. E' altrettanto importante il fatto che la Buddità si trova nella realtà delle nostre vite negli altri nove mondi, non in qualche luogo a sé stante.

Nel corso della giornata, sperimentiamo diversi stati di momento in momento, secondo la nostra interazione con l’ambiente. La vista della sofferenza altrui può richiamare il mondo compassionevole del Bodhisattva, e la perdita di una persona cara può ricacciarci nell’Inferno. Ad ogni modo, tutti noi abbiamo uno o più mondi intorno ai quali di solito ruotano le nostre attività e alle quali tendiamo a tornare quando gli stimoli esterni si placano. Si tratta della tendenza vitale di base di ognuno, e ognuno l’ha stabilita attraverso le proprie azioni precedenti. Le vite di alcuni ruotano intorno ai tre sentieri cattivi, alcuni oscillano nei sei mondi inferiori, e altri sono principalmente motivati dal desiderio di cercare la verità che caratterizza i due veicoli. Lo scopo della pratica buddista è quello di elevare la tendenza vitale di base e alla fine stabilire la Buddità come condizione di base di ognuno.

Stabilizzare la Buddità come nostra condizione di base non significa liberarsi degli altri nove mondi. Tutti questi stati sono aspetti integranti e necessari della vita. Senza sperimentare le sofferenze dell’Inferno, non potremmo mai provare una sincera compassione per gli altri. Senza i desideri istintivi rappresentati da Avidità e Animalità, dimenticheremmo di mangiare, dormire e riprodurci, arrivando ben presto all’estinzione. Anche se realizziamo la Buddità come nostra tendenza vitale di base, continueremo a sperimentare le gioie e i dolori dei nove mondi. La differenza è che essi non ci domineranno, e noi non ci definiremo in funzione di essi. Basandoci sulla tendenza vitale della Buddità, i nostri nove mondi si armonizzeranno e agiranno a beneficio nostro e di chi ci circonda.

I miei 3 budda pelosi

Tina

Gino

Sirietta

Vi voglio bene


Non aver timore qualsiasi cosa accada: in questo risiedono le radici della felicità.
Progredire senza temere quello che la vita ci serba: questo è lo spirito, la determinazione che porta alla vittoria umana.
Se cediamo alle critiche meschine e alla calunnia, se temiamo le pressioni e le persecuzioni,non avanzeremo mai né creeremo qualcosa che abbia un valore infinito.



                                                                                            Daisaku Ikeda



Sempre per la mia lauretta


La prima cosa è pregare. Dal momento in cui preghiamo le cose iniziano a muoversi. Più buia è la notte, più vicina è l’alba. Dal momento in cui recitiamo daimoku con una profonda e potente determinazione, il sole sorge nei nostri cuori. La preghiera è il sole della speranza. Recitate daimoku ogni qualvolta incontrate un problema, superatelo ed elevate di conseguenza il vostro stato vitale: questo è il significato di”trasformare i desideri terreni in illuminazione”, principio insegnato nel Buddismo di Nichiren Daishonin.              

                                                       Daisaku Ikeda



Ti voglio tanto tanto bene Laura





Dedicato alla mia cara Laura



L’autostima non può essere costruita dall’oggi al domani. Ogni cosa ha bisogno di tempo. Se continuerai a fare sforzi coraggiosi giorno dopo giorno, alla fine acquisterai fiducia.







Daisaku Ikeda, da “La nuova rivoluzione umana”
Non lasciate mai che qualcuno vi tolga il vostro sogno perché se vi tolgono il vostro sogno vi tolgono anche la vostra missione.

Daisaku Ikeda

Altre foto del nuovo Kaikan di Corsico





sabato 4 gennaio 2014

La vita fa i suoi inevitabili incontri con la sofferenza profonda e i momenti di stallo. Ma in quei momenti, se una persona si basa su questa fede, camminerà con sicurezza verso la felicità. (da La nuova rivoluzione umana)
Daisaku Ikeda
“Proprio come un fiore sboccia dopo aver sopportato il rigido freddo invernale, un sogno può avverarsi solo se si è preparati a sopportarei tormenti che ne accompagnano la realizzazione e a compiere tutti gli sforzi necessari!” 


Daisaku Ikeda
“Qualunque fiore tu sia,
quando verrà il tuo tempo, sboccerai.
Prima di allora
una lunga e fredda notte potrà passare.
Anche dai sogni della notte trarrai forza e nutrimento.
Perciò sii paziente verso quanto ti accade
e curati e amati
senza paragonarti
o voler essere un altro fiore,
perché non esiste fiore migliore di quello
che si apre nella pienezza di ciò che è.
E quando ciò accadrà,
potrai scoprire
che andavi sognando
di essere un fiore
che aveva da fiorire.” 
   

                                                                            Daisaku Ikeda

lunedì 14 ottobre 2013

Saggezza

http://www.sgi-italia.org/approfondimenti/Saggezza.php

Giorno per giorno

La vera gioia emerge dal impegno per kosen rufu, nella pratica e nell'azione per la felicità propria e degli altri. La gioia più grande nella vita è data dal attività per kosen rufu che, con lo scorrere del tempo rimarrà incisa nella nostra memoria in tutto il suo splendore.

domenica 13 ottobre 2013

Corsico, Milano 23/06/2013


MEETING GIOVANI NUOVI NELLA FEDE, INTERVENTO DI MARITA (RIPRODUZIONE FEDELE)


Destinatario di questo Gosho è Nanjo Tokimitsu, un giovane di età e un giovane di fede anche. Quindi un Gosho che al di là delle differenti età che ci sono presenti qua, è un Gosho che abbiamo scelto proprio perché è adatto a chi è giovane nella fede. Diamo un po’ una visione di insieme a questo Gosho. Questo Gosho ci indica come relazionarsi tra persone. Noi vediamo Nichiren in relazione a questo suo giovane discepolo. Il modo in cui Nichiren parla, viene definito da Ikeda “un modo paterno”. Quando un adulto si relaziona a un giovane oppure ci si relaziona tra persone e si vuol dare un consiglio, il rapporto deve essere un rapporto di genitore. Il Buddha è un genitore che ama, tratta le persone con amore. In questo Gosho noi sentiamo tutto l’amore di Nichiren verso questa persona, questo ragazzo che è giovane nella fede. Quindi impariamo da questo Gosho che le nostre relazioni, tra giovani e adulti oppure tra pari di età, indifferentemente, devono essere relazioni dove passa il cuore, passa la relazione profonda di amore per l’umanità, quella che il buddismo chiama compassione. Il grande amore del Buddha.
Il secondo elemento che ci serve a inglobare questo Gosho, e adesso noi ci viaggeremo dentro, il secondo elemento è che qui Nichiren Daishonin spiega a questo giovane come è la vita. Impariamo queste spiegazioni perché questa è veramente la vita come ci viene spiegata dal Buddha originale. Nichiren ci dice come è la vita, come va affrontata, ci spiega anche  in base a come noi l’affrontiamo, se l’affrontiamo da veri buddisti o non da veri buddisti, ci fa capire quali conseguenze ci sono. Le nostre scelte personali non sono solo cosa nostra ma sono una cosa che va a influenzare tutto l’ambiente che ho intorno a me. Questa la visione di insieme.
Allora andiamo a imparare, punto per punto, quali sono, qual’è la visione di Nichiren e il commento di Ikeda su com’è la vita.
Punto numero 2:
Voi qui sentite parlare del re Bimbisara, sentite citare il demone del 6° cielo che scende con i suoi eserciti etc etc…
Allora, pensate, qui Nichiren sta dicendo a questo ragazzo: “ guarda che hai a che fare nella vita con il male, hai a che fare con quella che il buddismo chiama l’oscurità fondamentale nella vita". Esiste, esiste dentro di te, esiste dentro le altre persone. L’oscurità fondamentale esiste. In questo Gosho per spiegarlo cosa fa Nichiren, fa un’operazione da grande educatore: parte da esempi, fa degli esempi. Nel testo integrale voi troverete molti esempi. Qui ce n’è uno. Cita l’esempio di un re, siamo nell’antica India, cita l’esempio di un re che si chiamava Bimbisara che aveva un figlio, Ajatashatru, di cui si parla spesso nel buddismo. Allora, che cosa racconta qui Nichiren. Dice, questo re Bimbisara era un grande devoto del buddismo, era un sostenitore, viveva ai tempi del primo Buddha storico, Shakyamuni, era un gran sostenitore del Buddha e lo aiutava nel propagare il buddismo. Quindi, dice Nichiren, sembrava una cosa fatta. Il buddismo si sarebbe propagato in tutta l’India. Ma cosa succede? Cosa spiega Nichiren? Cosa avviene allora? E qui vi leggo perché la descrizione di quello che avviene è severa ma è vera, è reale perché così avviene, così si incontra nella nostra vita praticando profondamente il buddismo.
Allora, qui dice così Nichiren:
“Il re demone del 6° cielo del mondo del desiderio, discese a Magadha, (in questo regno) con il suo innumerevole seguito (c’ha tanti eserciti il demone) e si impossessò dei corpi di Devadatta (che era un cugino di Shakyamuni, un grande praticante), di Ajatashatru (il figlio del re), dei suoi sei ministri e di altri, e questi, benché conservassero forma umana, esercitavano il potere del re demone del 6° cielo. Erano più turbolenti, temibili e allarmanti di un grande vento che abbatta alberi e piante. Di una burrasca che sollevi le onde sul mare, di un grande terremoto che sconquassi la terra o di un grande fuoco che divori una casa dopo l’altra."
Il re demone entra in azione, entra…. Non dobbiamo immaginarlo come un diavolo, così…. Non è questa visione di un diavolo, no di un diavolo, che esista un diavolo no. E’ l’oscurità che è nella vita delle persone che viene accesa. Si accende l’oscurità da uno all’altro. Prima Devadatta, Devadatta contagia Ajatashatru, Ajatashatru contagia i ministri di suo papà e diventano quindi nemici del Buddha.
Il re demone è potente. Qui Nichiren dice al ragazzo: Stai attento, stai attento che non è semplice. Stai attento che è una lotta dura. Il re demone ha una strategia molto precisa, c’ha un grande seguito, c’ha, nel buddismo imparerete, magari l’avete già incontrato, il re demone ha 10 eserciti…. Eserciti, ci fa pensare ad una guerra. E’ guerra. E’ una guerra dentro l’animo. E’ una guerra quando nell’ambiente incontriamo l’oscurità. Vi cito i 10 eserciti perché cosa fa il demone? In ognuno di noi suono un tasto preferenziale, uno o due…. Quindi fate i conti qual è il demone che risuona di più dentro la nostra vita. In ordine di terribilità:
  • Desiderio
  • Tristezza: pensate quante forme di depressione, tristezza ci sono
  • Fame, Sete: Il bisogno, la povertà. Pensate Ikeda nella proposta di pace che c’è su questo numero come insiste sul risolvere la povertà. La persona che non offre da mangiare e da bere eh, come fa a lottare?
  • Attaccamento al piacere, attaccamento
  • Sonno: ci sono persone che quando iniziano, mi ricordo come tutti un enorme sbadiglio no, mi ricordo i corsi a Trez, mi ricordo magari si spiegava e si vedeva le persone che qualcuno proprio veniva attaccato dal demone del sonno, gli veniva proprio un sonno pazzesco.
  • La paura. La paura, il contrario del coraggio, stabilisci di volare basso.
  • Dubbio: ce la farò, non ce la farò etc. etc…..
  • La collera: anche questa, la collera, uno degli eserciti del demone.
  • Fama e guadagno: la fama, il potere, soldi, il potere etc….
Ed ultimo, pericoloso, pericolosissimo: Orgoglio e disprezzo per la gente. L’idea di mettersi al di sopra degli altri e di voler dominare gli altri.
Ve li ho detti così almeno sapete com’è organizzato. Il demone ha una grande organizzazione.
Ikeda spiega: ma come punta sto demone facendo ste cose qua? Ikeda dice, dentro il cuore vuole spaccarci, dividerci. La persona che dentro ha il dubbio, dentro ha l’incredulità, perde la propria unità interiore. Il demone crea divisione. Pensate qui, il re Bimbisara, il figlio Ajatashatru si mette contro il padre. Poi nella storia Ajatashatru si converte, è una bellissima storia quella di Ajatashatru. Pensate anche l’esempio di Devadatta, un cugino di Shakyamuni, uno dei migliori discepoli di Shakyamuni, colto, intelligente, la sapeva lunga, la sapeva etc…. Devadatta entra in rotta di collisione con Shakyamuni. Causa gelosia e invidia. E Ikeda spiega che quando il demone agisce vuole distruggere le persone buone, le persone fiduciose, le persone integre. Ikeda sempre spiega, il demone vuole dentro il cuore, derubarci del nostro potere di decidere e di agire secondo coscienza. A pag. 54 Ikeda scrive “persino quando Devadatta….guardate cosa avviene nella gente quando il demone è in azione nelle persone…cosa succede, dice Ikeda: “Persino quando Devadatta assassinò la monaca Uptalavarna e inflisse una ferita a Shakyamuni, facendolo sanguinare, nessuno si schierò con il Buddha.” Terribile, terribile. La gente credente, praticante, ha assistito a tutte queste malefatte di Devadatta e di Ajatashatru e la gente a un certo punto, c’è nel testo integrale del Gosho, c’è scritto che la gente diceva: ” no, stiamo zitti, tacciamo” si agitava, agitava le mani come a dire stiamo buoni, stiamo zitti. E Ikeda dice: nessuno si schierò con il Buddha. Allora Nichiren dice a questo giovane: oh, non farla facile, non farla assolutamente facile. Ricorda che il demone del 6° cielo, l’oscurità fondamentale è potente. Contagia il cuore delle persone. Anche delle buone persone che hanno paura e non hanno difeso neanche il Buddha. Allora severissimo questo atteggiamento. Allora, come continua Ikeda? Cosa fare davanti a questo? Nichiren l’ha spiegato bene. Guarda che tu sei destinato a incontrare la durezza dell’oscurità fondamentale. Allora cosa bisogna fare? Bisogna lottare. La vita è lotta. Lotta contro l’oscurità fondamentale. Questo Nichiren dice al ragazzo giovane nella fede. Ikeda dice compiamo sforzi incessanti per rafforzare la nostra fede. Dice continuiamo a combattere lungo la via della fede e della pratica. Combattere con la fede. Entriamo e spacchiamo il linguaggio. Cosa vuol dire combattere con la fede, fede, fiducia in che cosa? Perché noi dobbiamo possedere, avere molto chiaro qual’è l’essenza del buddismo. Quale è stata la grande rivelazione del buddismo. In che cosa noi dobbiamo avere fede. Perché Nichiren e Ikeda dicono ce la puoi fare, anche se il demone è così potente, tu se hai fede ce la fai. Fede in che cosa? E qui andiamo al cuore del buddismo, alla grande rivelazione del buddismo, la grande scoperta diremo in termini molto secolari. La grande scoperta che il buddismo ha fatto è che dentro questa vita, dentro tutti gli esseri viventi e dentro tutto l’universo esiste uno strato ultimo della vita che è anomalo, diciamo così, è diverso da tutto quello che ci sta sopra: paura, collera, limiti, l’incredulità etc…. Questo ultimo strato della vita è felice, perfetto, perfettamente dotato. Là dove Shakyamuni nel libretto del gongyo, lui la chiama TERRA PURA. Una terra perfetta, meravigliosa, ricca di gioielli. Quando Nichiren e Ikeda ci dicono tieni la fede, intendono dirci non perdere di vista che tu dentro hai quella meraviglia, dentro hai quel potere. Dentro hai quella grandezza.
Nichiren dice che niente può superare il potere di Nam Myoho Renge Kyo perché questa terra pura noi la viviamo con la preghiera, recitando Nam Myoho Renge Kyo.
E ricordo una bellissima spiegazione di Ikeda che spesso negli Zandakai voglio ricordare alle persone. Ikeda è un grande, ed è grande perché spiega le cose, cos’è Nam Myoho Renge Kyo? Può essere un po’ difficile spiegare… Ikeda è un maestro, proprio un maestro perché ricordo una spiegazione su un Buddismo e Società di qualche hanno fa dove lui diceva ad un certo punto, un po’ comico anche….”stai recitando-dice- bravo, bravo, molto bene, molto bene” e poi dice di punto in bianco “ma cos’è quella frase che stavi recitando? Cos’è sta frase? Cos’è Nam Myoho Renge Kyo?” E mi ricordo la fine della riga dove lui aveva scritto:
“Rifletti!”
E a capo ha iniziato una spiegazione di Nam Myoho Renge Kyo.
Ragazzi, mi ha cambiato l’esistenza. Finalmente ho capito. Il maestro spiega una cosa complicata in un modo elementare. Lui ha detto così: Nam Myoho Renge Kyo è fatto di 2 parti. Nam - Myoho Renge Kyo. Cos’è Myoho renge kyo? Myoho renge kyo è la tua terra pura, myoho renge kyo è la tua natura di Buddha. Myoho renge kyo è la tua essenza illuminata. Il vero aspetto della tua vita. Myoho renge kyo è quella terra. E poi, grande, esempio di genio e modernità dice che cos’è Nam? Nam serve a connettersi. L’ha chiamato Elemento di connessione. Grande maestro. Grande. Nam Myoho Renge Kyo. Infatti, rispetto all’oscurità fondamentale Nichiren dice Nam Myoho Renge Kyo è una spada che taglia la testa del demone in sette pezzi.
Quando recitiamo, quando siamo davanti a un grande problema, quando dentro a questo cuore c’è la difficoltà, quando il demone coi 10 eserciti si mette in movimento, allora Nam Myoho Renge Kyo. Daimoku, daimoku. Noi siamo buddisti anzitutto perché preghiamo. Quindi la vita, insegna Nichiren a questo ragazzo, è lotta tra il demone e il Buddha. Ma dei due, attenzione, non sono due forze pari. Il Buddha ha la forza incredibilmente più profonda. Il Buddha è la vita. Questo quando recitiamo dobbiamo ricordarci davanti a ogni tipo di difficoltà.
Vado a chiudere con il terzo punto sulla fede dove, bellissimo: che fede ci vuole? Dice qua Nichiren. Vuoi avere la fede di un asino che raglia? Vuoi avere la fede che è il versetto di una lepre? Oppure vuoi avere la fede di un drago, la fede di una tigre? Infatti, dice Nichiren in un altro Gosho Nam Myoho Renge Kyo come il ruggito di un leone. Fede ruggente. Fede messa in pratica. Non cedere nelle persecuzioni. Dice: predicare il Sutra del Loto. Cioè predicare il santo che predica e il santo che conclama con la vita, non con le parole e la teoria, con la vita. Perché solo quando nella vita sperimentiamo, riusciamo a trasmettere Nam Myoho Renge Kyo.
Infine, fede che porta alla felicità. Perché Nichiren dice “bene, in mezzo a queste persecuzioni, oh come sono felice perché il Buddha si sveglia, la buddità si sveglia e si riesce ad essere felici addirittura in mezzo alle persecuzioni.”
Concludo con questa frase bellissima presa dalla saggezza del sutra del loto e racchiude il succo di quello che abbiamo detto fino ad adesso:

“la pratica del buddismo, in fondo, è una lotta senza fine, un’eterna lotta fra il bene e il male, l’oscurità e l’illuminazione, la felicità e l’infelicità, la pace e la guerra, la creazione e la distruzione, l’armonia e il disaccordo. Questo è il vero aspetto dell’universo. Perciò l’unica strada, l’unica alternativa è lottare e vincere. Per questo motivo il Buddha viene chiamato anche il vittorioso. Vinciamo!!!!!!!!!!!!!!!!!!

mercoledì 4 settembre 2013

Una esperienza buddista in Italia

Colloquio con il Presidente Nazionale del Soka Gakkai (Società per la realizzazione del Valore), Tamotsu Nakajima che in Italia conta su 64 mila iscritti

SABRINA CONTIROMA



http://vaticaninsider.lastampa.it/documenti/dettaglio-articolo/articolo/buddismo-religione-27194/